giovedì 27 giugno 2013

Tatuaggi: cultura o moda?

Difficile scavare nelle origini storiche dei segni scelti nel corso della storia come indelebili caratterizzazioni del genere umano. Il ritrovamento della mummia Otzi nel settembre del 1991 sulle Alpi Venoste conferma la profondità di quest’ancestrale tradizione. Otzi è infatti la più antica mummia mai ritrovata, risalente a circa 5000 anni fa, e presenta diversi tatuaggi che gli storici riportano come pratiche terapeutiche dell’epoca, dando inoltre un ruolo ai molteplici utensili appartenenti alla medesima epoca e ritrovati da diversi storici. Se l’origine di una delle prime arti mai conosciute non è dunque da ricondurre ai popoli polinesiani, non possiamo dire altrettanto del nome attribuito. “Tau-tau” è la parola onomatopeica con la quale le popolazioni di Tahiti chiamavano il ticchetìo del legno sull’ago quando, nel 1769, James Cook descrisse questa particolare usanza degli indigeni. La trascrizione effettuata dal capitano inglese “Tattow” divenne ben presto l’ancora utilizzato “Tattoo”. In queste popolazioni, così come in tutta l’Oceania, il tatuaggio rappresenta l’appartenenza a una determinata tribù, nonché un importante passaggio nella vita dell’individuo dall’età dell’adolescenza all’età adulta. La ritualità è dunque sicuramente uno dei fili conduttori che si riscontra nella storia e nelle origini del tatuaggio come elemento culturale e simbolo di appartenenza. La stessa ritualità si riscontra nelle origini del tatuaggio in Egitto o presso i popoli celtici che erano soliti decorare il proprio corpo con disegni di animali raffiguranti le divinità dell’epoca. Diametralmente opposta la visione cristiana e musulmana del tatuaggio in tempi antichi. Per entrambe le religioni il corpo è da considerare come un dono sacro da non deturpare. Tanto l’imperatore Costantino quanto gli scritti di Maometto tendono a scoraggiare o impedire l’usanza del tatuaggio. Si deve infatti al mondo arabo l’usanza dei tatuaggi delebili grazie all’henna, pigmento ricavato dalle piante. Dall’epoca degli antichi romani ritroviamo invece il tatuaggio come simbolo per marchiare i criminali. Questa consuetudine è ritrovata anche in Giappone, culla di una fortissima tradizione di tatuaggi, nata ed evolutasi come simbolo di ribellione o appartenenza mafiosa. La Yakuza giapponese ha infatti adottato in tempi moderni la pratica di disegnare enormi tatuaggi che richiamassero i kimoni dei ceti più abbienti, che non potevano essere indossati dalle classi sociali ai margini della società. Il tatuaggio come simbolo di minoranza permane per gran parte del ‘900 nella maggior parte del mondo civilizzato. Il tatuaggio viene infatti utilizzato come simbolo d’iniziazione nelle mafie italiane, così come dal movimento punk e dai bikers degli anni ’70. La cultura del tatuaggio come simbolo distintivo sembra invece ad oggi aver perso gran parte del suo fascino, così come gli elementi mistici e rituali, lasciando spazio al semplice gusto estetico. Il tatuaggio sembra oggi ricoprire le vesti dell’autodeterminazione, del linguaggio e della comunicazione del corpo, lasciando da parte i significati culturali e facendo largo alle mode.

 


galleria tattoo

sabato 6 aprile 2013

Come scegliere un tatuaggio senza sbagliare.

Il tatuaggio rappresenta un disegno inciso sul corpo, chi decide di compiere questo passo importante deve essere consapevole del fatto che il risultato ottenuto sarà definitivo e non potrà essere cancellato nel tempo se non attraverso una serie di pratiche dirette ad agire su una parte del decoro creato. Proprio per questo motivo, è fondamentale informarsi bene ancora prima di recarsi dal tatuatore. Il tatuatore è un vero e proprio artista, il cui compito è di consigliarci e di guidarci al meglio per realizzare i nostri desideri e dare forma a pensieri e idee, ma siamo noi i veri protagonisti di questo momento indimenticabile. Il nostro corpo si prepara a essere scolpito in modo permanente, quindi la prima regola da seguire, è quella di mettere da parte le mode del momento e le tendenze principali seguite da cantanti e attori famosi, bisogna dare voce al proprio cuore, lasciandosi andare a quella voce che parte dal profondo dell’anima e che reclama con forza il desiderio di emergere e comunicare all’esterno un messaggio. Ogni simbolo, ciascun segno e anche il più semplice oggetto, attraverso il tatuaggio si trasforma e diventa la rappresentazione di un bisogno ben preciso, espressione di un modo di essere o di una sensazione provata in un determinato momento della propria vita. L’intera esistenza di una persona può essere riprodotta sulle braccia, sulle gambe o sulla schiena e a ogni cosa può essere attribuito un significato completamente diverso da ciò che la maggior parte delle persone pensa. La parola “chiave” riguardo al tatuaggio è proprio il termine: significato. Quello che intendiamo dire può assumere la forma che soltanto noi abbiamo deciso di conferirgli, il senso di ciascuna linea è dettato dalla nostra mente, mentre i colori e le sfumature parlano del carattere che possediamo, delle attese che nutriamo verso qualcosa, con la capacità di usare il silenzio come la migliore arma per gridare al mondo che ci circonda ciò che siamo realmente. Per non fare errori nella scelta del tatuaggio si devono mettere da parte paure e timori, indagare sull’interpretazione esatta di lettere o alfabeti che appartengono a culture o tradizioni diverse, e soprattutto non si deve mai perdere di vista il pensiero che intendiamo manifestare. Qualunque sia l’elemento preferito da voi, cercate di puntare sull’originalità e l’immaginazione, per dare il via libera a estro e creatività e rendere il vostro tatuaggio, un ricordo unico.



galleria tattoo

giovedì 3 gennaio 2013

Tatuaggi Giapponesi

Nella lingua giapponese i tatuaggi sono chiamati irezumi, dai due termini ireru, che significa inserire e da “sumi”, che significa inchiostro nero, ma anche horimono dai due termini “horu”, che significa inscrivere e da “mono”, che significa qualcosa; per la cronaca la tecnica tradizionale giapponese per fare i tatuaggi è chiamata "Tebori". L’irezumi nell’antichità era praticato come mezzo punitivo, per esempio per marchiare i criminali, gli schiavi o i prigionieri di guerra ed era in contrapposizione con il tatuaggio a scopo decorativo chiamato “gaman”, che vuol dire pazienza. A partire dal XIX secolo, la nuova borghesia ha fatto evolvere il tatuaggio giapponese portandolo a disegni e stili unici, che prendevano spesso spunto dalle decorazioni dei kimono, dagli abiti dei samurai e anche dagli abiti da cerimonia. La caratteristica principale dell’irezumi era di ricoprire spesso gran parte della superficie del corpo, ma in genere venivano escluse le mani, i piedi e la testa. Il tatuaggio horimono invece, nella sua forma attuale si è sviluppato a fine ottocento ed ha subito fasi alterne di popolarità, essendo stato proibito e riammesso alla legalità più volte. Era usato come decorazione del corpo tipica di quella fascia della società giapponese chiamata “mondo fluttuante”, che comprendeva prostitute, giocatori d’azzardo, criminali, piccoli commercianti, ma soprattutto era diffuso tra i pompieri, i mafiosi e i lavoratori di fatica; presso la borghesia ed i samurai era molto raro trovarne esempi. I più classici disegni del tatuaggio tradizionale giapponese sono: i dragoni; i fiori di ciliegio; che simboleggiano la trascendenza e l’evanescenza della vita umana; Fudomyo-O, la versione giapponese della divinità buddhista Acalanatha, ma anche versione furiosa di Buddha; shishi, ovvero una raffigurazione stilizzata e mitologica del leone; le carpe koi, che rappresentano la perseveranza e il coraggio; le maschere hannya, cioè maschere demoniche usate nel teatro no giapponese; hebi, un serpente, che simboleggia il coraggio; i caratteri di scrittura bonji, che vengono utilizzati nel bhuddismo esoterico giapponese; gli ideogrammi; versetti , citazioni o intere parti di sutra buddisti; l’uccello hou-ou, molto simile alla fenice occidentale; Kilin o kirin, animale mitico simbolo di buona sorte; kiku, ovvero i fiori di crisantemo; botan, cioè i fiori di peonia; i fiori di loto e le raffigurazioni tratte dalle stampe ottocentesche Ukyo-e. Questi soggetti vengono spesso abbinati tra loro, secondo combinazioni classiche, per esempio il dragone viene raffigurato insieme al crisantemo; il leone viene preferibilmente tatuato insieme alla peonia, creando così un abbinamento classico che viene chiamato “kara-jishi”; le maschere hannya vengono preferibilmente abbinate ai serpenti ed ai simboli buddisti, come il loto e il rotolo dei sutra, oppure a petali e fiori di ciliegio.



galleria tattoo

domenica 23 dicembre 2012

Cura Tatuaggi

Appena terminato il tatuaggio, la pelle risulta infiammata ed arrossata, pertanto bisogna applicare una crema lenitiva e soprattutto bisogna bendare la ferita con una pellicola protettiva impermeabile; la pellicola sarà da rimuovere assolutamente al massimo dopo circa 2 o 3 ore. Dopo aver levato la pellicola, bisogna lavare la ferita con acqua tiepida e sapone neutro per eliminare tutti gli eventuali residui di sudore o sangue; successivamente si asciuga delicatamente con un panno di carta e si applica di nuovo un sottile strato di crema lenitiva, poi bisogna lasciare il tatuaggio a contatto con l’aria per favorire la cicatrizzazione e la formazione della crosta. In caso in cui per lavoro si debba esporre la ferita inevitabilmente in zone sporche, o ambienti poco puliti, bisogna proteggere il tatuaggio con un leggero strato di crema lenitiva e con un panno di carta senza però farlo aderire troppo alla pelle; lo stesso sistema si deve usare per non sporcare eccessivamente lenzuola e cuscini durante la notte. Al risveglio si lava la ferita con acqua tiepida e si applica un sottile strato di crema; la doccia si può fare, ma bisogna evitare bagni prolungati in acqua, mentre la piscina, che contiene disinfettanti a base di cloro, andrebbe evitata. Inoltre bisogna evitare esposizioni al sole e alle lampade, ma in caso di esposizione inevitabile ai raggi solari, si deve proteggere prima la ferita con una crema a protezione totale. Per i primi 2 giorni bisogna applicare la crema lenitiva per circa 3 volte al giorno, successivamente si può usare solo vaselina per ammorbidire le croste. Nei primi 5-6 giorni bisogna cercare di evitare di indossare indumenti stretti, che sfregano sul tatuaggio e che ne impediscono una libera traspirazione e bisogna evitare ambienti pieni di polvere e sporchi, per ridurre al minimo il rischio di contrarre infezioni. Se il tatuaggio sarà arrossato, caldo e pulsante per tutto il giorno seguente alla realizzazione, sarà normale; anche l’insorgenza di febbre o stanchezza può essere legata ad una seduta particolarmente dolorosa e lunga. Non è consigliato curare la zona trattata con creme a base di cortisone o creme antibiotiche. Quando la ferita si sarà cicatrizzata e si sarà formata la crosta, basterà trattare il tatuaggio con semplice vaselina, fino a quando tutta la crosta non cadrà da sola. Non bisogna assolutamente grattare le croste e cercare di tirarle via, anche se sono penzolanti, ma bisogna solamente picchiettare in caso di prurito. L’applicazione di vaselina va mantenuta fino a quando la pelle sarà tornata liscia e naturale. Se ben curato un tatuaggio in bianco e nero guarisce in circa 10-15 giorni, quello colorato ha bisogno di qualche giorno in più.



galleria tattoo

martedì 18 dicembre 2012

Tatuaggi Teschi

 La prima cosa che viene in mente istintivamente quando si guarda un teschio è sicuramente la morte e di questa, il teschio, ne è infatti il simbolo in tutto il mondo. Nelle varie versioni delle carte dei tarocchi, la carta della morte viene spesso raffigurata con un teschio, che però rappresenta anche il cambiamento, sia in bene che in male. Il teschio può anche rappresentare la vittoria della morte sulla vita e la brevità dell’esistenza, ma l’impatto negativo di questo messaggio può essere mitigato dalla fede nella vita oltre la morte. Nella cultura cristiana per esempio, il teschio è un simbolo di eternità, di pentimento, un sollecito ad avere una condotta retta ed onesta. Nei dipinti medievali alla base della croce di Cristo, molte volte veniva dipinto il teschio di Adamo, per rappresentare la redenzione dell’uomo. Un antico simbolo formato da un serpente che si avvinghia ad un teschio, indica conoscenza e immortalità, mentre il serpente dentro il teschio rappresenta la conoscenza che sopravvive alla morte. Storicamente il teschio era un simbolo popolare della vittoria su un nemico, ma anche un avvertimento per gli sconfitti in battaglia. Il teschio fu anche l’insegna dei nazisti durante la seconda guerra mondiale. In Nuova Guinea i teschi venivano posizionati fuori dalla capanna del medico per ricordare a tutta la tribù che la morte è sempre presente nella vita. Ma il teschio può anche diventare un simbolo ironico e divertente. In Messico per esempio ci sono i cosiddetti "Calaveras": teschi decorati e colorati con i colori più vivaci e sgargianti sono i teschi della festa dei morti, la festa in cui in Messico si usa andare al cimitero e pranzare sulle tombe dei propri defunti. Anche questo è un modo per celebrare la morte, anche se in un modo diverso dal solito, ma soprattutto la vita. Ridere di ciò che più si teme è l’unico modo per esorcizzare una paura e vivere al meglio. Molto popolari, soprattutto nel mondo dei bikers, il “Jolly Roger” ovvero la bandiera nera dei pirati che porta al centro un teschio con le ossa incrociate, classico dei tatuaggi in stile “old school”. Il teschio rappresenta uno dei simboli più presenti negli ultimi cento anni; hanno infatti iniziato ad usarlo i punk negli anni Settanta, ma in seguito è stato adottato anche dai dark e dal movimento gotico. Nel panorama della musica hard rock i teschi sono sinonimo di forza e noncuranza della morte. Nel 2007, l’artista inglese Damien Hirst ha realizzato un autentico teschio umano coperto da una colata di platino e tempestato con 8.601 diamanti, chiamato “For the Love of God” e il teschio è diventato un vero e proprio oggetto di culto dell’arte contemporanea. Sulle passerelle dell’alta moda poi, il teschio è ormai un’icona di stile: dopo che lo stilista Alexander McQueen ne ha fatto il suo “marchio” di riconoscimento, anche le altre case di moda hanno iniziato a utilizzare questo simbolo nelle loro collezioni.



 




galleria tattoo

lunedì 10 dicembre 2012

Tatuaggi Piume

Le popolazioni dei nativi americani, i cosiddetti indiani d’America, chiamati così a causa di Cristoforo Colombo che credeva di essere arrivato nelle Indie, hanno avuto sempre una tradizione nell’uso del tatuaggio, anche se usavano gli stili molto variegati; questo è spiegato soprattutto dal fatto che i nativi americani erano formati da centinaia di tribù indipendenti, con lingue e costumi diversi. Tutti i tatuaggi avevano poi un significato molto importante per chi lo portava. Era una metafora di alcuni eventi importanti della propria vita, o un segno di appartenenza alla propria tribù. Il metodo che usavano per fare un tatuaggio era però comune a tutte le varie tribù. La pelle del futuro tatuato veniva tagliata con vari tipi di oggetti appuntiti come rocce affilate o conchiglie, poi veniva strofinato un colorante naturale, estratto da bacche, sulle ferite e alla fine si lasciava cicatrizzare. Insomma, un metodo molto simile a quello usato anche dalle tribù maori in Polinesia. I tatuaggi piuma sono caratteristici di queste popolazioni, da sole o abbinate con altri soggetti quali lupi, aquile ed orsi. E’ molto usato il tatuaggio degli acchiappasogni tra le donne, un amuleto che secondo la cultura dei nativi americani serve ad allontanare gli incubi dal sonno. Questo veniva donato ad ogni nuovo nascituro, che doveva tenerlo per tutta la vita, e poteva decorarlo come meglio voleva. L’ acchiappasogni era fatto da un cerchio esterno in legno flessibile, che rappresenta  il ciclo della vita e dell’universo e una rete interna con delle perline per catturare i sogni, mentre gli incubi sono allontanati da delle piume esterne al cerchio. La piuma è il simbolo del volo, evoca opportunità, leggerezza, soavità; rappresenta la negazione della gravità e di tutti gli ostacoli, del sollevarsi da terra senza fatica e di un ridiscendere controllabile. Alcuni utilizzano il disegno di una piuma per creare altri disegni dai significati disparati come per esempio lo Yin-Yang fatto di piume e il tipo di piuma più scelto da chi vuole farsi questo tipo di tatuaggio è quella di pavone. Il pavone è l’uccello che più assomiglia alla leggendaria fenice ed è per questo che uno dei suoi significati è proprio la rinascita, la pienezza della vita. Ma il suo piumaggio meraviglioso non lascia dubbi su quale sia il suo significato principale: la bellezza. In India è considerato anche un simbolo di amore eterno. La giovane e bella Demi Lovato, cantautrice e attrice statunitense, ha una piccola piuma turchese tatuata dietro l’orecchio, un piccolo tatuaggio discreto e molto elegante.



galleria tattoo

sabato 3 novembre 2012

Tatuaggi Fantasy

Chi sceglie i tatuaggi fantasy è sicuramente una persona con un carattere sognante, fantasioso e creativo. Fra i tatuaggi fantasy possiamo ricordare i tatuaggi di fate, gnomi e folletti, che da sempre popolano l’immaginario dell’uomo. Questi tatuaggi hanno i loro significati, ma spesso e volentieri chi sceglie i tatuaggi fantasy lo fa semplicemente per portare con sè l’immagine di purezza e di natura che questi esseri fantastici hanno, ma anche per sognare di avere un pizzico di magia. Le fate infatti, nella mitologia erano considerate creature magiche, capaci di predire il futuro, di cambiare aspetto e di farlo cambiare agli altri. Solitamente vengono raffigurate come esseri molto piccoli, con le ali e con le orecchie a forma allungata; queste creature mitiche sono presenti nelle antiche tradizioni di molti popoli europei, ed hanno ereditato i poteri di antiche divinità tribali di origine pagana. Le fate non sono angeli, ma sono considerate le custodi del bosco e degli animali che lo popolano. Le fate generalmente sono scelte da un pubblico femminile, ma quando un uomo sceglie il tatuaggio di una fata, lo stile in cui si fa raffigurare è molto diverso da quello tipico scelto dalla donna. In questo caso la fata assomiglia di più ad una pin-up, con il corpo spesso seminudo e viene disegnata in pose seducenti e provocanti. Le posizioni più scelte per questo tipo di tatuaggio sono le braccia, la parte bassa della schiena, le caviglie e la spalla. Esistono altri personaggi che popolano il mondo fantasy; esistono per esempio gli gnomi, che sono creature magiche, molto simili agli uomini, ma piccolissimi. Tradizionalmente vengono rappresentati con baffi e barbe lunghe, con i caratteristici cappelli a cono, spesso di colore rosso. Gli gnomi abitano nei boschi e la loro vita è strettamente legata alla natura in cui abitano; hanno la fama di essere dei grandi lavoratori, vi ricordate i sette nani? e per questo motivo molte persone mettono degli gnomi di terracotta in giardino, perché è considerato un segno benefico, per l’aiuto che possono dare nel lavoro quotidiano. I folletti sono altre piccole creature dei boschi con un carattere simpatico e giocoso, molto poco propensi al lavoro, al contrario degli gnomi e sono presenti in tantissime fiabe della tradizione europea. Solitamente si costruiscono delle tane sugli alberi di conifere ed escono quasi sempre di notte per divertirsi, giocare e fare dispetti. Proprio per questo chi sceglie come tatuaggio un folletto è sicuramente una persona con uno spirito giocoso e allegro, che si sente ancora bambino.
                 



galleria tattoo